SHERLOCK HOLMES SUL CONERO I

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SHERLOCK HOLMES SUL CONERO prima parte

di Loredana Montilla

"Se debbo andare in questa città detta Ancona, in questa regione italiana praticamente sconosciuta al mondo civilizzato che chiamate Marche", disse Sherlock Holmes, "mi occorre un'accurata e attendibile informazione su tutti gli aspetti della vita di quei luoghi, affinché io possa muovermi in maniera adeguata".
Esordisce così il famoso investigatore inglese, protagonista di una insolita avventura nata dalle penna della scrittrice Joyce Lussu, marchigiana con ascendenze inglesi, famosa per il suo impegno nelle lotte politiche e civili. Onorata con la medaglia d'argento al valor militare è morta nel 1998, all'età di 86 anni, dopo aver soggiornato a lungo nelle Marche, lasciando oltre 20 opere scritte sui temi che più l'hanno coinvolta e interessata nella vita.
Nato nel 1887 dalla penna di Arthur Conan Doyle, diventato celebre protagonista di avventure in tutto il mondo attraverso libri, racconti, film, Sherlock Holmes viene inviato nella "marca anconetana" di inizio secolo dal Ministero della guerra britannico, alla ricerca di una fabbrica austro-tedesca di torpedini sottomarine. In un mondo che inizia a respirare le tensioni che pochi anni dopo porteranno al primo conflitto mondiale, Holmes attraversa la regione con il tradizionale aplomb che lo contraddistingue. Forse meno geniale che nelle versioni di Conan Doyle, ma più turista affascinato dalle bellezze naturali, l'investigatore non si ferma solo ad Ancona, ma attraversa varie zone, da Falconara a Loreto, da Recanati a Civitanova, soffermandosi a Porto San Giorgio, "piccolo paese di artigiani e pescatori nelle Marche meridionali".
"Le dirò che il nome di questa città deriva dal greco "Ancon", gomito, e che si trova, se vuole considerare l'Italia come uno stivale, sul punto più alto del polpaccio. È un'antica colonia dorica e il suo porto è stato sempre importante per la navigazione sull'Adriatico. La cattedrale di San Ciriaco è riprodotta in tutti i manuali di storia dell'arte, per le sue caratteristiche di uno stile romanico arricchito da leggere influenze gotiche".
Cattedrale di San Ciriaco, Patrono della città di Ancona
Scenario centrale resta tuttavia il Monte Conero, di cui il protagonista osserva con attenzione tutte le caratteristiche, alla ricerca di un angolo nascosto che possa custodire il terribile segreto da smascherare. I temibili armamenti teutonici vengono infine svelati nella Grotta degli Schiavi, antro realmente esistente, ma la cui bocca fu occultata da una frana nel 1920.

La grotta degli  Schiavi


"Era una grotta naturale, scavata nei fianchi del Conero dalle onde del mare, che ivi è quasi sempre tempestoso, nella quale la luce andava gradatamente perdendosi tra i massi variopinti e tra le pareti tappezzate da muschi e licheni, fecondata da acque stillanti dall'alto, e spesso lascianti tracce ferruginose".
Molti testimoniano la bellezza di questa grotta a cui si poteva accedere con la barca direttamente dal mare. Il nome deriverebbe dall'uso fatto da tale Sabba, ammiraglio dei Saraceni, che sembra la utilizzasse come deposito di smistamento degli schiavi riusciti a raccogliere nelle incursioni sulle sponde dell'Adriatico, in attesa dei riscatti per la liberazione o i ricavi dalla loro vendita. Fu proprio lui, nell' 839 d.C., che distrusse Ancona con tutte le vestigia romane e greche, mettendola a ferro e fuoco e facendo anche in quella occasione molti schiavi; depredò perfino l'arco di Traiano dalle sue statue di metallo. Si narra che le paure terminarono poco tempo dopo, quando una tempesta lo fece naufragare con le sue navi.
Continua ancora il racconto di Sherlock Holmes: "Si cominciavano a vedere le pendici del Monte Conero, coperte di macchia fittissima, di un verde molto più intenso" (...) "Uno degli alberi più diffusi è il corbezzolo, che ha dato il nome a questa montagna: in greco il corbezzolo si chiama "kòmaros".
Detta anche "ciliegio marino" la pianta si dimostra una delle specie mediterranee meglio adatte agli incendi. Infatti sui terreni acidi l'incendio ripetuto favorisce lo sviluppo dell'arbusto, capace di emettere rapidamente da terra nuovi turioni dopo il passaggio del fuoco, imponendosi sulle altre specie. L'alberello sempreverde alto 5-6 metri fiorisce da ottobre a dicembre e fruttifica nell'autunno seguente, con bacche rotonde, morbide, di sapore dolciastro e buccia granulosa di colore giallo fino al rosso scarlatto, secondo la maturità. I frutti possono essere consumati freschi o in confettura e dal corbezzolo si produce anche un ottimo vino rosato e miele.


"Mi dica qualcosa della formazione geologica di questa strana e bellissima montagna, professore", chiese Holmes. "E' vero che nelle sue viscere vi sono immense grotte che non sono ancora state esplorate?"
"E' più che probabile", rispose il professor Paolucci, "data la qualità della roccia e l'inevitabile erosione del mare. Ci sono antiche leggende in proposito.

Una narra come gli specchi ustori di Archimede, dopo la sua uccisione, furono trasportati qui dai suoi discepoli e nascosti nelle grotte del Conero e dei tre colli fra i quali è adagiata Ancona, il Guasco, il Cardeto e l'Astagno, per assicurare a questa colonia dorica una difesa insuperabile per chiunque arrivasse dal mare. Nel Medioevo, il triangolo formato dal Monte Conero, il Monte San Vicino e i Monti Sibillini veniva indicato come luogo privilegiato di sibille e di negromanti, che in queste alture avevano i loro rifugi sotterranei e i loro antri misteriosi.


"Si è sempre anche favoleggiato di grandi mostri marini e di orche che emergono tra le scogliere ai piedi del Conero, e la favole è dura a morire: pensate, Holmes, che poche settimane fa un pescatore mi assicurava di aver visto, in una notte di plenilunio, un immenso squalo uscire da un antro sottomarino e nuotare a pelo d'acqua verso il largo, con l'alta pinna emergente, per poi inabissarsi e sparire".


La spiaggia delle "Due Sorelle"


"Vedrà un paesaggio molto bello. Non il paesaggio drammatico e pittoresco che generalmente attribuiamo all'Italia, con le sue forti tinte e i suoi forti contrasti, tra il selvaggio e l'urbano, cosparso di rovine del passato come un grande museo archeologico. È un paesaggio omogeneo, equilibrato, umanizzato, senza divisioni apparenti di proprietà, come una grande tappezzeria di cui ogni punto è curato per far parte di un insieme. I nostri ricchi pagano somme astronomiche agli  architetti del paesaggio per circondare le loro ville di spazi armoniosi difesi da recinti e cancellate. Ma i contadini marchigiani non hanno bisogno di architetti laureati: sono essi stessi, tutti insieme, architetti di un paesaggio adagiato a perdita d'occhio fra le montagne e il mare, senza soluzione di continuità".

(segue)

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written by Valeria Bellagamba, marzo 17, 2010
Veramente bellissimo!

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