La Responsabilità di impresa è un nuovo sbocco occupazionale

La cultura della sostenibilità all’interno di un’azienda, già ben avviata in realtà quali gli Stati Uniti o il Nord Europa, sta gradualmente facendosi largo anche in Italia.
Una decisiva spallata è giunta dall’attuazione del Decreto Legislativo N° 254 del 30 dicembre 2016, che ha introdotto in Italia l’obbligo per un ben definito tipo di aziende di redigere una Dichiarazione di carattere non finanziario contenente informazioni non solo numeriche ma anche qualitative circa l’impegno aziendale su temi quali il rispetto e la tutela dei diritti umani e dei lavoratori, inclusa quindi anche la sicurezza sul lavoro, il benessere dei dipendenti, la lotta alla corruzione attiva e passiva, l’accorciamento della filiera e più in generale le politiche messe in atto per minimizzare l’impatto ambientale sul territorio circostante.

Chi si occupa delle politiche di Responsabilità aziendale?

Per redigere un simile documento, molto più importante rispetto al poco affidabile Bilancio Sociale, servono competenze e conoscenze dl tutto peculiari ed anche molto differenti tra loro.
Vogliamo affrontare la questione però non dal punto di vista aziendale, ma da quello di chi nell’azienda deve ancora entrarci e vuole farlo, perché è una cosiddetta risorsa ancora disponibile sul mercato del lavoro.

Sempre più imprese tra quelle coinvolte si sono munite di un apposito reparto dedicato alla Responsabilità Sociale d’Impresa, meglio nota con l’acronimo inglese di CSR, e hanno iniziato a ricercare sul mercato figure professionali in grado di ricoprire i ruoli preposti alla verifica del principi di sostenibilità, incluso quello di CSR manager. Per questi motivi intraprendere un percorso di studi specifico e che permetta di formarsi su tutte le materie da padroneggiare per saper gestire la Responsabilità d’Impresa è un vero investimento sul proprio futuro, e molti prestigiosi istituti accademici italiani hanno già varato percorsi di studi composti a puntino.

Quali materie servono per la corretta responsabilità d’Impresa?

Si sono aperte nuove opportunità occupazionali, ci sembra evidente, e tra l’altro coinvolgono aspetti etici del business ai quali proprio i più giovani sembrano essere più sensibili: i nuovi corsi di laurea comprendono materie estremamente eterogenee che spaziano dalla Politica dell’Ambiente ai controlli su salute e sicurezza ma che includono anche fondamenti di economia e marketing, il tutto impiantato su una base espressamente umanistico-sociologica.
Del resto, vanno tenuti in considerazione due aspetti di questo sopravvenuto obbligo.

Le attività del CSR manager

Il primo è relativo alla trasversalità delle operazioni che un CSR manager deve compiere: i controlli e la raccolta dei dati non si svolgono solo all’interno della stessa azienda, ma coinvolgono anche società esterne che vengono convocate per effettuare degli audit. Queste ultime devono essere imparziali e certificate per emettere i documenti necessari, dopo aver effettuato i controlli sulla sostenibilità ambientale, i test di laboratorio, oppure ancora dopo aver prestato servizi di consulenza per la sicurezza sul lavoro.

L’obbligo di trasparenza

Il secondo aspetto riguarda la natura stessa della Dichiarazione, che essendo un documento basato sulla “qualità” piuttosto che sulla quantità, si traduce in un librone nel quale vanno espresse tutte le reali e attendibili considerazioni sulla trasparenza dell’impresa stessa.
È un documento pubblico, vincolante ed obbligatorio, che anche il Consiglio di Amministrazione deve approvare e sottoscrivere, e per questo deve risultare convincente anche nei confronti dei consumatori, perché la sostenibilità è divenuta prioritaria e le disattenzioni sono mal tollerate.
Il successo di un’azienda dipende in gran parte anche da quanto essa si mostra socialmente ed eticamente responsabile, e da quanto essa fa per contenere le emissioni nell’ambiente.

Sbocchi sul mercato del lavoro

A una simile consapevolezza corrisponde l’interesse di chi, come i più giovani, deve affacciarsi sul mercato del lavoro e intende proporsi con un profilo che non solo sia molto richiesto, ma che permetta di ottenere soddisfazioni e gratificazioni personali con il coinvolgimento in decisioni d’impresa delle quali essere fieri. I più sensibili a queste tematiche avranno la certezza di trovare un lavoro ben più che dignitoso, ma soprattutto di sentirsi utili operando per il bene della società.